Ammetto che ci avevo creduto, Daria. Avevo sorriso complice sentendoti raccontare di quando eri una giovane arrabbiata, una studentessa del dams in fuga perché intollerante all’anticonformismo di facciata, poi instancabile redattrice alla corte di Gad Lerner. Ti ho seguita in Tempi moderni, e quando tutti gridavano al circo dei mostri, ho difeso la tua curiosità priva di snobismo e il tuo look androgino. Ho persino creduto a quella storia che ci hai dato a bere sull’esperimento antropologico, e ho visto tutte le puntate del Grande Fratello. Lo confesso, ho guardato addirittura La fattoria.
Poi sono arrivate le Invasioni barbariche, con quel titolo così evocativo, con quello studio femminile e contemporaneo. Eri più femminile e contemporanea anche tu: più leggera, ma sempre originale. Mi piaceva la prima edizione del programma, con quelle situazioni surreali che non facevano ridere nessuno, se non chi poteva comprendere quanto esercizio e quanto impegno ti costasse emanciparti dalle tue inibizioni intellettualoidi e da quel garbo un po’ antiquato da vecchia zia.
Ero talmente pronta a sostenerti in ogni tua sfida personale, che nemmeno mi sono accorta subito che da giornalista cool ti stavi lentamente trasformando in una signora della tv. Che la gente cominciava a parlare del “salotto della Bignardi”. Che le interviste supine rubavano sempre più spazio al confronto, allo smaschermento del potere, a quello che la scuola giornalistica da cui provieni chiamava “il dibbattito”. Così sulle tue poltroncine di design ho visto sfilare un’intera classe dirigente, e troppe volte come Nanni Moretti ti ho pregata attraverso lo schermo di fare loro almeno una domanda di sinistra.
A nulla ti è servito incitare gli ospiti all’alcolismo (Daria, sei stata una cattiva ragazza anche tu, lo sai benissimo che il massimo di sballo che può darti un bicchiere di birra è un po’ di aria alla pancia), né introdurre nel programma un sagace esemplare della generazione dei “giovani carini e blogger” come Matteo Bordone (che freudianamente hai relegato in una botola, condannandolo a essere sempre guardato dall’alto in basso). E i rari momenti da epica della televisione, come quando hai fatto a mazzate con la Palombelli e ti sei lasciata baciare in bocca da Ambra, sono state eccezioni a conferma di un terribile sospetto: purtroppo, Daria, da molto tempo non sei più barbarica. E oggi mi si spezza il cuore a saperti su Raidue come una D’Eusanio qualsiasi.
Dici? No dai che la Daria ci tien botta…vero? ….. Vero? ….
A me Daria piace.
Per non parlare di Zincone.
concordo con la tesi. In particolare per quella cosa di Bordone.
[...] Luglio 2008 di cat Come non detto. Daria [...]
mi è capitato di vederla alla Fiera del Libro.Come dici tu:unamadamina antiquata .Ecco come si atteggiava.Con un marito che in compenso sembra credere di essere ancora all’università.
credo sia una sorta di legge della compensazione.
per questo io vivo con un fidanzato praticamente muto.