Erica Vagliengo, a.k.a. Emma Travet, come tutte noi ha sicuramente visto più di una volta le sei serie di Sex and the City, si è identificata con Bridget Jones e il suo diario e ha invidiato Anne Hathaway nel Diavolo veste prada. E, come tutte noi, aspira a una collaborazione con Vanity Fair. Da questo sogno è nato un libro in cerca di editore, intitolato appunto Voglio scrivere per Vanity Fair, storia di Emma Travet (pseudonimo molto azzeccato), brillante e sottovalutata pubblicista che spera di spiccare il salto dai periodici locali alla carta patinata. Ho letto i primi due capitoli del dattiloscritto, in cui è inevitabile riconoscersi. Vagliengo infatti compila il catalogo dei pezzi forti di un’intera generazione di ragazze di provincia con velleità creative e bella penna: dalla precarietà al vintage, da H&M fino ai mobili Ikea. Forse è proprio questo il problema: la sua Emma, al di là della buona volontà, manca di originalità in un settore in cui essere unici (non solo dal punto di vista del look) è indispensabile per emergere. Purtroppo, spesso i difetti di un personaggio sono quelli del suo autore, e la sensazione che rimane è quella del già letto.
Quello in cui l’autrice eccelle, invece, è senza dubbio l’autopromozione fuori dai canali tradizionali. Forte di un team di amici creativi, il progetto Emmat vanta un ufficio stampa fai da te, manifesti autoprodotti e uno sfizioso merchandising ad hoc fatto di pin, sticker, lucidalabbra, specchietti da borsetta e portachiavi in vendita sul suo MySpace. Erica è una miniera creativa e per questo il suo libro merita l’attenzione di una casa editrice, che magari le affianchi un editor di talento.
wow, bella recensione! mi è piaciuta.
e spero di trovare presto un editor di talento!
erica
grazie per essere passata, erika, e complimenti per il fair play. io faccio il tifo per te.